POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

mercoledì, gennaio 28

Paesi che crollano, i sospirati ponti...meglio pensarci bene

L’orribile destino di Niscemi, mezzo paese inghiottito dalla frana: “Rischia di crollare tutta la collina”

Decine di case sul precipizio, l’allarme della protezione civile: oltre 1.500 sfollati. I geologi: “Evoluzione del dissesto del 1997”, il ciclone Harry ha dato l’ultima spallata. Il procuratore di Gela e l’allerta per l’ordine pubblico: “Pericolo disordini”. E la gente urla ai politici: “Vergogna”

 La frattura che attraversa la collina si è allargata di un chilometro in una sola notte mentre l’altezza del costone è passata rapidamente da 7-15 metri a 30-45 metri. Ormai si aspetta e ci si prepara al peggio, ovvero il crollo di mezzo paese, inghiottito dall’argilla. Non bisogna però pensare che sia tutta colpa del ciclone Harry. Quello è stata solo la spallata finale. “Il dissesto, riattivato il 16 gennaio, riguarda la sostanziale evoluzione di quello che nel 1997 causò ingenti danni”, spiega Michele Orifici, vicepresidente nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale. La previsione è fosca: “L’evento potrebbe evolversi e ampliarsi verso sud ovest, con una seconda porzione di frana. Questa seconda attivazione coinvolge direttamente il margine del centro abitato e si sovrappone a quello del 1997 e addirittura a quello del 1790”.

Nei post precedenti ho pubblicato quanto accaduto in Norvegia 5 anni fa 

In Norvegia una frana colossale ha fatto sprofondare in mare un pezzo di terra grande quanto 14 campi da calcio, circa 100.000 metri quadrati. Diverse abitazioni residenziali sono state travolte e finite direttamente nell’acqua.
Secondo i media locali, si tratta di una delle più grandi frane degli ultimi anni, con danni ingenti e forti disagi per la popolazione della zona colpita. Le autorità stanno monitorando l’area per verificare ulteriori rischi di cedimento. Nel video pubblicato dai testimoni si vede chiaramente il momento del crollo, impressionante per la sua potenza e dimensione.
E' un video che ho pubblicato poco fa qui sotto. Peggio è capitato a Niscemi, dove tutta una parte del paese è scivolato verso una grande crepa che si è formata come se il paese fosse stato costruito sopra una falesia.  Il mio pensiero è che i geologi dovrebbero avvertire le autorità locali del rischio che si incorre nel costruire case e interi paesi su un terreno che potrebbe rivelarsi poco sicuro. Questi fatti accadono un po' ovunque ma pare che nessuno metta sull'avviso e poi ci si meraviglia se accadono tragedie. E quando sento che gli abitanti del luogo chiedono aiuto, quando loro stessi non hanno rinunciato a costruire vicino al mare, o su terreni friabili,  mi pare di pensare a quei bambini che fanno i castelli sulla sabbia, e poi si lamentano che un'onda li ha portati via. 
Scusate la franchezza, la mia non è ironia né indifferenza, ma sono convinta che i responsabili di questi disastri siano i costruttori che non hanno messo sull'avviso i sindaci dei luoghi soggetti a frane o  mareggiate. Per favore, costruite nell'entroterra, come facevano i signorotti di un tempo, lontano da fiumi, laghi e coste e analizzando i terreni prima di innalzare case e ponti. A questo proposito, spero che i governatori, che sognano di costruire un ponte che colleghi Calabria e Sicilia, ci pensino molto bene, prima che accadano ancora tragedie!
Danila Oppio 


Niscemi, l'enorme frana continua a muoversi. Protezione Civile: "Situazi...

Norvegia, il villaggio frana in mare: le case inghiottite dalle acque

domenica, gennaio 25

IL CIOCCOLATO DI MODICA di PADRE MAURO ARMANINO



Il cioccolato di Modica

C’è sempre una prima volta nella vita. Non avevo mai avuto l’occasione di visitare la Sicilia. Qualche giorno prima della partenza era stato diramato un bollettino meteo con livello di criticità Allarme - Codice Rosso per rischio idrogeologico ed idraulico fino alle 24 del 17 gennaio. Al mio arrivo, qualche giorno dopo, la strada da Catania a Modica era in buone condizioni e solo si notavano i campi attorno saturi d’acqua piovana. Sappiamo che in alcune parti dell’isola i disagi e i disastri sono stati notevoli. Precipitazioni abbondanti a parte Modica è stata risparmiata da disastri ma il mare non è lontano.
C’è sempre una prima volta nella vita. Un migrante che si è salvato dal naufragio nella vicina Pozzallo sostiene che ‘la vita non vale niente’. Ha visto morire alcuni suoi compagni di viaggio e tra questi un bambino. Ricorda il bimbo che ‘beveva’ l’acqua del mare e ha chiesto a Dio di morire perché la sofferenza era difficile da portare. Poi, vivo per miracolo, si è detto che doveva realizzare la sua vita da questa parte per coloro che non sono mai arrivati alla riva. ‘La vita non vale niente’, ha ripetuto questo giovane che è fuggito dal suo Paese per attraversare il deserto e il mare, reso amaro assai.



C’è sempre una prima volta nella vita. Proprio accanto al mare di Pozzallo, adiacente al porto militare, si trova un centro per immigranti che arrivano dal mare, le mani disarmate. Gli hanno dato il nome inglese ormai confidenziale di ‘Hotspot’ per renderlo innocuo nel paesaggio lessicale della politica. In realtà opera come centro di prima accoglienza, identificazione e assistenza sanitaria per i viaggiatori del mare. Gli Hotspot nascono per differenziare i richiedenti asilo dai cosiddetti ‘migranti economici’. Detto centro è una struttura chiave per la gestione degli arrivi dal mare nelle Sicilia meridionale.
C’è sempre una prima volta nella vita. Ad esempio, assaggiare il cioccolato di Modica nella stessa città dove questo prodotto si crea e si commercia. Avrei scoperto più tardi che l’attuale processo di lavorazione era praticato dai Maya e Aztechi che usavano i semi di cacao per l’alimentazione e i loro riti. Modica seppe valorizzare questo tipo di tecnica in seguito all’occupazione spagnola del XVI secolo. Anche in questo caso tutto arrivò dal mare. Dall’ America prima e dalla Spagna poi. La dolcezza e finezza ineguagliabile di questo prodotto ha potuto transitare l’oceano e il Mediterraneo.
C’è sempre una prima volta nella vita. Chi scrive augura ai capi di stato che infestano la cronaca quotidiana. A coloro che si credono immortali e decidono le sorti del mondo. Ai dittatori da strapazzo. Ai militari che hanno confiscato il potere. A coloro che rubano le redini dell’economia. Agli intellettuali da salotto. Ai venditori di illusorie consolazioni. Ai fabbricanti di armi. Ai politici e commedianti delle geopolitiche imperiali. A coloro che affamano i poveri. A tutti questi chi scrive augura di cuore che essi o uno dei loro figli si trovi profugo e attraversi il mare.
C’è sempre una prima volta nella vita. La Sicilia, Pozzallo, l’Hotspot, il cioccolato di Modica lavorato a freddo, le minute e fragili solidarietà che, come fili, intessono speranze. Perché afferma infine il migrante che arriva dal mare... ‘la vita non vale niente ma niente vale la vita’.


               Mauro Armanino, Modica, gennaio 2026


martedì, gennaio 20

PER ESSERE VICINI A COLORO CHE HANNO SUBITO LA TRAGEDIA DELLO SCONTRO DEI TRENI IN SPAGNA

Padre Nicola Galeno OCD desidera ricordare la tragedia avvenuta ieri in Spagna, con una immagine e relativa didascalia poetica e mi unisco anch'io con la preghiera.

RAFFAELE NOGARO, Vescovo Emerito, , profeta coraggioso - articolo ricevuto da Padre Mauro Armanino

Raffaele Nogaro, profeta coraggioso

Raffaele Nogaro è stato un vescovo “coraggioso”, appassionato tanto al Vangelo quanto alla Costituzione italiana (o meglio, a quel sistema dei diritti umani riconosciuti nella comunità internazionale, oggi tanto bistrattato!).

Un uomo che non è sceso a compromessi con il potere inteso nei termini di sopraffazione e di violenza, che fosse potere civile o che fosse potere ecclesiastico. Un pastore originario del Nord che ha amato in maniera viscerale il Sud, nel pieno dello spirito del Concilio Vaticano II, promuovendo un’ampia azione di contrasto alla camorra. Sempre in prima linea, accanto agli ultimi, ai poveri, ai migranti. Operatore di pace e, per questo, beato. 

Passione per la Chiesa

Insomma, ci si trova di fronte ad una grande testimonianza di impegno civile. Ma non solo. Quello di Nogaro è uno sguardo profetico sul mondo come sulla Chiesa. In effetti, profeta l’ha definito senza remore, il giorno delle esequie, il cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, che bene ha fatto a metterne in evidenza anche la visione ecclesiale.

Don Mimmo ha mirabilmente compendiato la visione di Chiesa del vescovo Raffaele: «La passione per una Chiesa più povera, più libera, più credibile, non clericale, non maschilista, più fedele al sogno del Maestro di Nazareth».

Non è un caso che don Mimmo più che parlare di “idea” abbia parlato di “passione”, in quanto la visione ecclesiale di Nogaro è scaturita dal cuore più che dalla testa.

Questa “passione” emerge chiaramente dalle pagine della sua ultima pubblicazione, che può essere considerata quasi una sorta di testamento spirituale: L’amore supera la verità. “Le donne e gli uomini appartenenti alla via” (At 9,2) (il Pozzo di Giacobbe, 2025).

Vale la pena riprendere alcuni passaggi della riflessione, perché – come ha ricordato ancora don Mimmo – Nogaro ha indicato «la strada del rinnovamento evangelico» della Chiesa. E oggi più che mai questa strada attende di essere imboccata.

Innanzitutto, il vescovo Raffaele ha messo in guardia da un’istituzione ecclesiale che interpreta il potere in termini di violenza mondana, opprimendo la libertà della coscienza individuale:

«Per un certo tempo gli amici di Gesù rimangono “gli uomini della Via” (cf. At 9,2), impegnati a dare soccorso spirituale e fisico a tutti i bisognosi. La seduzione del Regno della terra tuttavia diventa ben presto irresistibile. La Chiesa contrae così fin dagli inizi la malattia mortale che è il potere. Diventa una monarchia assoluta e si garantisce come tale con l’“infallibilità” di Dio. Ora il potere è sempre arbitrario, è sempre legalista, è sempre al di sopra e al di fuori della concretezza del vivere umano. La Chiesa rischia di compromette il Vangelo quando vuol fare di Gesù una “dottrina cristiana” cui credere ciecamente, rendendo colpevole l’uomo che non ha fede in essa. Nella Chiesa, infatti, il superiore ha la pretesa della “grazia dello stato” che richiede solo l’obbedienza ai sudditi. La Chiesa è ancora espressione della classe medio-alta, ben lontana dalle sofferenze delle persone comuni. In modo quasi ossessivo si interessa di morale sessuale e non interviene se non formalmente sulla disuguaglianza globale, sulle migrazioni, sulle condizioni di impoverimento».

L’eguaglianza battesimale

Così, deve essere superata la concezione ecclesiale della Chiesa come sistema di potere, alimentata da distinzione strutturale tra chierici e laici che nega il principio dell’eguaglianza battesimale:

«Da duemila anni la Chiesa è un sistema di potere. Un potere assoluto che vincola la coscienza degli uomini. Eppure, Gesù ai suoi discepoli chiede unicamente di amare e di servire tutti gli umani (…) Ora l’“infallibilità” di qualcuno, la “grazia dello stato” e la “differenza ontologica” dei consacrati rispetto ai laici, sono qualità che necessariamente fanno dominio su tutti coloro che non le hanno».

È una Chiesa, quella auspicata da Nogaro, che non teme di rinunciare ai “segni del potere”: «Gli abiti liturgici sono strani, teatrali, inerti, segnaletiche di un passato ormai passato, di origine addirittura faraonica come la mitria». Tant’è vero che l’organizzazione gerarchica corrisponde alla ricostituzione del Sacro Romano Impero.

Pure sulla valorizzazione delle donne nella comunità ecclesiale la parola del vescovo Raffaele è chiara:

«Occorre una teologia della giustizia che riconosca le donne quali soggetti sociali, morali e religiosi responsabili, interlocutrici dirette di Dio, senza la mediazione degli uomini (…) Il fatto che le donne non siano ancora ammesse ai ministeri in piena parità è un grave inspiegabile danno alla credibilità della Chiesa. Ho la convinzione che la Chiesa non potrà mai essere Chiesa di Cristo se le donne non vengono liberate dalla loro subalternità per diventare le costruttrici responsabili della casa-Chiesa alla pari degli uomini».

Anche per i pastori del popolo di Dio

Riprendo solo questi passaggi, ma se ne potrebbero citare tanti altri.

Mi interessa mettere in evidenza come queste parole arrivino da un membro del collegio episcopale. Sono, quindi, parole dotate di una certa autorità magisteriale e, per questo motivo, non possono che interrogare profondamente la gerarchia ecclesiastica e l’intero popolo di Dio. Come ha detto sempre don Mimmo Battaglia: il vescovo Raffaele è stato un profeta anche per i pastori.

Accogliere la profezia di Nogaro esige una trasformazione radicale della Chiesa come istituzione, finalmente liberata da tutte le incrostazioni di stampo assolutistico-faraonico. Non un semplice make-up estetico, la riforma ecclesiale dev’essere l’occasione per il cuore del messaggio evangelico; altrimenti non può essere riforma.

Il magistero, l’azione pastorale nonché la testimonianza cristiana e umana del vescovo Raffaele mettono la Chiesa cattolica nella condizione di un esame di coscienza non più rimandabile. Attenzione a che la Chiesa non diventi quel “deserto” in cui la voce del profeta grida senza essere da alcuno udita o, comunque, attuata.

Luigi Mariano Guzzo è professore di Diritto canonico all’Università di Pisa

settimananews

domenica, gennaio 18

Cantico per le persone che lottano di Padre MAURO ARMANINO

Cantico per le persone che lottano 


Quelle persone. Così piccole. Così distinte. Così diverse. Così minoritarie. Così necessarie. Quelle persone sono lì. Anche se non sono nominate, anche se lo sguardo del potere non le prende in considerazione, anche se quelli di sopra non le ascoltano, anche se non appaiono nei sondaggi e nelle statistiche. Quelle persone… Per loro è il nostro cuore.

Scriveva così il ‘Capitano’ già sub-comandante Marcos, dalle montagne del sud-est messicano. Siamo nell’ottobre del 2024. 30 anni dopo l’insurrezione degli zapatisti. Data non casuale perché coincideva con l’entrata in vigore del Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord, Nafta, in inglese. L’obiettivo dichiarato non era tanto la presa del potere quando qualcosa di ...’appena più difficile, un mondo nuovo’, nelle parole di Marcos, porta parola dal volto coperto da un passamontagna.

L’abbiamo cercato in tanti, a seconda delle stagioni, il mondo nuovo. Chi con le armi, chi con le ideologie, i partiti, le preghiere, i digiuni e le marce sulle strade. Poi, apparentemente, non cambia proprio nulla. Solo rimangono le macerie di quel poco di mondo che sta in piedi di quanto sognato. E allora si lascia perdere, delusi e sconfitti. Poi si maledice il potere, troppo forte, oppure ci si rifugia nel famoso privato. Ci si trasforma da protagonisti in spettatori della storia e dunque tristi perdenti.

Riappare, mai del tutto andata via, la ‘legge delle giungla’ in cui la forza, intesa qui come violenza, sembra prevalere o comunque porsi come legittima forma di dominio. Dalla forza della legge alla legge della forza (bellica) il transito si compie e si evidenzia in alcune contingenze storiche inclusa quella attuale. Tanto non cambierà nulla, ci dicono. Che cosa proporre che non sia già stato tentato ed ha totalmente fallito l’obiettivo del cambiamento per cui tanti hanno dato la vita.

A monte delle precedenti affermazioni si trovano alcune ambiguità radicali che ne falsificano o mistificano le conclusioni. La prima consiste a voler misurare, conteggiare, pesare e dunque giudicare la realtà, operazione del tutto arbitraria e alla quale nessuno è stato delegato. Inoltre, com’è noto, c’è nella storia umana una componente essenziale che sfugge allo sguardo dei più e che si potrebbe chiamare ‘mistero’. Quella parte carsica, sotterranea, invisibile attraverso la quale passa la vita. 

La prima e fondamentale cosa del cambiare nella vita è infatti lo sguardo. A questo ci invitano le parole del ‘cantico degli insorti’ di ogni epoca, latitudine che dovremmo fare nostro, soprattutto oggi. Perché ci sono persone ...’ Che dicono “No”, quando la maggioranza annuisce con rassegnato disinteresse… Che alzano la fronte, quando la maggioranza la inclina… Che smettono di credere, quando il credo ufficiale si impone sulla maggioranza…Che hanno dei principi, quando la maggioranza inventa alibi… 

Che cercano la verità e la giustizia, mentre la maggioranza si perde. Che camminano per trovare, quando la maggioranza siede ad aspettare…Che lottano, quando la maggior parte si arrende. 

Che dicono quando parlano, anche se la maggior parte ripete. Che, guardandosi allo specchio, si trovano, mentre le maggioranze gli chiedono di perdersi in esse… Che vegliano, anche se la maggior parte dormono… Che si sacrificano, mentre la maggior parte viene amministrata… 

Che si ribellano, quando la maggioranza obbedisce… Che si trasformano, mentre la maggior parte si rassegnano… Che aprono gli occhi, anche se la maggior parte li chiudono… Che lottano perché è il loro dovere, e non per essere parte della maggioranza… Che sono solo una crepa, quando la maggior parte si fanno muro. Proprio da queste fenditure, come da un grembo, passa il mondo nuovo.

             Mauro Armanino, Genova, gennaio 2026